entornos

A Mérida, in Messico, ho conosciuto A e B (hashtag è tutto vero), due splendide donne. Abbiamo passato insieme dei giorni pieni di tacos, tecate barata e chiacchiere di quelle che arrivano alle tre del mattino e non sai neanche come è successo. Poi io son ripartita e loro hanno proseguito il viaggio. Non so perché, nonostante ci fossimo sentite un paio di volte in questi mesi e fossero, appunto, due splendide donne, tornando qui nel South by South West non avevo scritto a nessuna delle due. Poi succede che ieri dal treno andando in Catalogna ho chiamato B e son bastate due chiacchiere per mettersi d’accordo e vedersi oggi per pranzo. In un attimo mi ha sommersa quella sensazione di sicurezza e di indipendenza che viene dal prendere decisioni da soli, sentendosi parte di un entorno*. Senza pianificare, controllare le agende, mettendo paletti e distanze tra noi e l’entorno, gelosi di una privacy e di uno spazio personale che toglie il fiato.

Il giorno dopo, oggi, mentre aspetto B che ha fatto tardi, mi vado a prendere un cappuccino e una ensaimada amb crema cuita. Mentre aspetto la mia colazione, un uomo e una donna serviti prima di me tornano al bancone a chiedere un café con leche che la cameriera sembra essersi dimenticata – lei è super confusa e loro le fanno vedere le scontrino e le dicono manca appunto una consumazione. Lei fa una botta di conti e dice sì, scusate e i due anziché rimanere lamentarsi o rimanere zitti (ciao Berlino!) dicono “No hombre, faltaría más, con todos los pedidos que tenéis y habíamos hecho nosotros”. Zac zac, contatto stabilito.

Non credo ci si riesca sempre, ed ho avuto culo a beccare B senza impegni magari e non sono così naïve da credere che la sua spontaneità o la gentilezza dei clienti sia un tratto del Sud ma oh quanto mi sento a mio agio qua. O forse è che scelgo quello che voglio vedere e a chi dedicare il mio tempo.

E poi c’è quest’album di Kevin Morby che ha un suono che mi riporta indietro di anni, a cose che non ho ancora voglia di ricordare e forse non vorrò mai ricordare, ma è così pop e lui me lo ha fatto conoscere T che è una persona d’oro e i testi sono così miei e cadono così a fagiolo in questo momento in cui di nuovo ringrazio il cielo per tutte le persone meravigliose che ho intorno, che la voglia di generalizzare prende un attimo il sopravvento e ci si lascia prendere la mano e cazzo com’è che tutte le persone che sono Aboard my train son così belle e mi sembrano del sud?

*Credo non ci sia parola che più di questa mi affascini in spagnolo, l’entorno. E’ l’ambiente circostante una qualsiasi cosa, è stato quello su cui ho fatto girare attorno la mia tesi della specialistica, ed è quello che muove in fondo i miei vari progetti di ricerca. Sono le persone che ci circondano, il tessuto urbano, lo zeitgeist. E’ quello su cui vorrei basare ogni mia relazione e che avevo amputato spostandomi a Berlino, dove la relazione con l’entorno è minata da un continuo senso di sfiducia e paura verso il prossimo. L’entorno è quello che ci forma e ci costituisce, e tra noi e l’entorno c’è una relazione osmotica costante. Un riferimento bibliografico su tutti: Pierre Bourdieu, Distinction.

Foto: Barcellona, Gràcia, da casa di G, novembre 2017

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