Dalla testa alla pancia

Oggi ho dovuto prendere la Ringbahn per un’eternità di tempo, tipo un’ora*. Landsbergerallee – Westend. Via Sud, perché sopra è interrotta**.

Avevo questa mezz’ansia perché ero in ritardo e dovevo andare in quest’ufficio che ben esemplifica l’egalitarismo del sistema educativo tedesco: l’agenzia del lavoro per chi ha compiuto studi universitari***. Ma alla fine è andato tutto liscio come l’olio e me ne son potuta andare in fretta, visto che loro a questo punto non mi servono più. Mi son fatta un selfie nel bagno perché aveva delle gran luci che mi facevano sembrare super bionda, sono uscita facendo la stessa strada che avevo fatto tre mesi prima quando mi ero andata a iscrivere come prossima alla disoccupazione, ho notato come la vita americana a questo punto sembri solo una ragnatela, e poi ho continuato a fare un bel pezzo di strada a piedi.

Agentur fuer Arbeit Berlin Nord e ME

Io a ovest non mi oriento, per niente. Mi sento insicura là. Non capisco quali strade siano parallele. Oggi poi avevo finito i dati e GoogleMaps non mi diceva dove fossi e io non mi ero mai resa conto che Kantstraße cambiasse nome e diventasse Neue Kantstraße e allora ho soltanto proseguito verso quella che sapevo essere la direzione corretta, a est. Ascoltavo questa canzone degli Xiu Xiu in repeat a volume altissimo e cantavo e cantavo e mi ricordavo di quando ascoltavo Fabulous Muscles in Spagna ed ero sempre triste.
Sono i miei ultimi giorni qua e di questa città che ha il male di vivere della contemporaneità addosso ho amato tutto da quando ero adolescente.

All’imbocco di Neue-Kantstraße (che solo oggi ho pensato che è davvero la Strada di Immanuel Kant e non un unico fonema senza senso né appeal) salendo dal Lietzensee, altro posto che non avevo mai visto, sono passata di fianco a un portone con due mega targhe d’ottone indipendenti l’una dall’altra, un avvocato e una psicologa credo. I nomi? Raimund e Kornelia. Ho spinto gli auricolari ancora più dentro e mi son chiesta cosa ci facessi così a ovest.

Ci vuole molto per capire cosa ci faccia male, credo, soprattutto se si è passato anni a pensare di stare bene, perseverando in quella che al liceo chiamavamo “la vita alla perifrastica attiva”, ovvero compiere ogni azione col solo proposito di vederla a posteriori e, in fondo, compiacersene. Il che significa mentire a se stessi in modo incredibile, senza sapere quanto farà male in seguito ammettere che non era così che si voleva vivere.
Ma quello che si prova facendo altro all’improvviso? Ciaone.

 

Foto: Königin-Elisabeth-Straße, Berlin, Ottobre 2017

*Da un po’ quando percorro questi tragitti lunghi dentro la città mi viene spesso da compararli con le distanze cui ero abituata in Italia. Ad esempio sarei arrivata in regionale fino ad Ancona nello stesso tempo.

**Comunque ogni rara volta che attraverso Berlino via S41/42 mi ricordo che nel 2004 ancora la Ringbahn non era completa nella parte nord, proprio dove in questo momento ci sono i lavori in corso. Nella mia guida c’era una linea tratteggiata.

***because I’m worth it

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